Wannsee, piccola cittadina a ridosso del lago. Periferia di Berlino. La primavera inoltrata, il rifiorire degli alberi, il verde scuro e forte della foresta del Grunewald, i raggi solari che lambiscono la fronte con un intenso quanto insolito calore. Un piccolo orto, che circonda una vecchia stalla, restaurata e riadattata a mo’ di teatro. I volti sereni del pubblico che, in attesa di partecipare all’evento, passeggiano per vasi e specie botaniche, composizioni floreali e decorazioni in ceramica, sorseggiando un bicchiere di vino, osservando con serenità l’affollarsi del piccolo spazio.
Oggi è di scena il Tango: Cantango Berlin, o, come recita il cartello all’entrata, “Tango Marathon”. “Un pensiero triste che si balla”, o che, in questo caso, si suona e si ascolta. La passione che si trasforma in tragedia e da essa attinge nuova linfa per ridiventare vita. La felicità rassegnata di fronte all’ineluttabile accettazione degli eventi. La danza, la passione, il pensiero e le sue note tristi.
Cantango Berlin è un ensemble internazionale, guidato dalla contrabbassista messicana Ophelia Stoll - Berliner Symphoniker -, e dal pianista argentino Javier Tucat, della cui formazione partecipano il tedesco Michael Dolak - Bandoneon -, il chitarrista equadoregno José Vítores, e, per l’occasione, la violinista tedesca S.Cordula Welsch - già “Quartetto Rotterdam” con Mr. Dolak - e la cantante argentina Anahi Setton; già da qualche anno attivo sulla scena, hanno avuto l’onore di esibirsi recentemente anche alla Philharmonie di Berlino ed al "Meisterkonzerte" in Iffeldorf. La performance è una vera e propria maratona, suddivisa in quattro atti, in cui al pubblico vengono presentati, tra tanghi tradizionali, milongas e tango vals, una carrellata di autori e brani che hanno caratterizzato la storia di questo genere musicale, non disdegnando la proposizione di pezzi propri. La ricchezza timbrica del piano del M.° Tucat, l’energia dinamica del bandoneon, che si sposa con la semplicità e la fragranza del fraseggio chitarristico, la verve drammatica e melodica del violino, la solidità ritmica e presenza acustica delle frequenze basse della Signora Stoll, la cui tecnica dell’archetto - l’impostazione delle arcate, la predominanza dell’attacco al tallone, le legature - e del pizzicato - discorso a parte meriterebbe la funzionalità dell'utilizzo della tecnica italiana dell'arco nei passaggi tra arco e pizzicato - costituirebbero già di per sé gran motivo d’attenzione, e di riflessione sull’assimibilità e peculiarità delle tecniche nei diversi generi musicali, vengono accompagnate dalla passionale e coinvolgente di Anahi Setton, che, con un sapiente e teatrale dialogo, che muove la performance sul filo dello scherzo, carica l’atmosfera di quel misto di dolore e gioia, che conducono il pubblico all’ascolto di quello che la musica popolare da sempre, chiede, ovvero la catarsi della propria passionaria condizione di esseri umani.
Il pubblico segue ed ascolta, in maniera divertita ed attenta, ed, anche se l’atmosfera, l’ambiente, il luogo non riecheggia né la realtà umana dove questa musica è nata, né l’atmosfera fumosa e surreale delle milongas, la musica, e l’indubbia carica emotiva che i musicisti sanno trasmettere, sono sufficienti a trasportare le menti e la fantasia nell’universo, diverso, anche se parallelo e contemporaneo, del tango argentino.