“ (...) Non credo alle scuole di composizione! Esse sono (comunque) limiti al nostro pensiero che invece ha bisogno di libertà, di ampi spazi (...). Credo di più ad un “amore a prima vista” con l’esperienza sonora...” Con queste parole decise ed appassionate Enrico Francioni apre - nel booklet del cd Segni del tempo - le porte del suo mondo musicale, emozionale ed esperienziale all’ascoltatore, proponendogli un cammino tra i suoi ricordi più profondamente significativi, sempre e comunque legati all’arcaica esperienza del suono e del suo risuonare in maniera sempre diversa ed originale dentro e fuori dal sè. La capacità di stupirsi continuamente e del godere delle mille variabili cromatiche di questa esperienza sembra essere una condizione essenziale sia per il Francioni strumentista che per il compositore, anche se il significato più classico di quest’ultima definizione è percepita da lui come stretta, limitante. Parleremo di Enrico Francioni piuttosto come di uno sperimentatore del suono, che, come lui stesso descrive nella presentazione del suo lavoro “(...)ha bisogno di poter vagare all’infinito, fino a perdersi e poi ritrovarsi e poi tradirsi, per poi, forse riconfermarsi(...)”, per rispettare ed incarnare il suo desiderio di libertà formale fino alla mancanza di una definizione persino di ruolo.
Che Enrico Francioni sia un contrabbassista e che la base di lavoro sul suono sia stato uno strumento così essenziale come il contrabbasso è invece elemento fondamentale, oltre che per intepretarne il linguaggio sonoro, anche per apprezzare il coraggioso slancio sperimentale verso altri strumenti, affrontati con la stessa personale libertà e voglia di esplorarne le caratteristiche sonore che guidano la sua interpretazione strumentale. Da ultimo, ma non meno importante elemento nel percorso professionale di Enrico Francioni è la presenza dell’”unico maestro”, come lui stesso lo definisce, Fernando Grillo, da cui proviene l’impronta indelebile della ricerca sonora e a cui, non a caso, è dedicato espressamente uno dei brani di maggior fascino del cd, il Ricercare.
Francioni presenta dieci composizioni, di cui tre dedicate al contrabbasso solista, mentre nelle altre configurazioni esecutive sono coinvolti, oltre agli altri strumenti della famiglia degli archi, (Pasquale Farinacci, violino, Aldo Zangheri, viola, Gabriele Zoffoli, violoncello), anche l’arpa (Patrizia Carciani), il flauto e l’ottavino (Francesco Manna) e la chitarra (Aldo Vianello).
L’apertura è affidata al flauto solo di Flabrum, dove lo strumento compie un percorso sonoro dal carattere improvvisativo anche se in realtà si percepiscono basi tonali, dal ritmo libero e che lascia dietro di sè l’impressione di cadenza finale di concerto.
Impulsi, il primo dei brani solistici dedicati al contrabbasso, crea una atmosfera meditativa con richiami esotici attraverso suoni, sia che si tratti di armonici ma anche note pizzicate, disposti in intervalli che si discostano dalla scansione semicromatica occidentale.
La disposizione delle sezioni di Record’en flans che vede insieme flauto e contrabbasso, con tanto di fugato finale e chiusa Grave, ricorda quella del “tema e variazioni”, secondo la struttura classica di questo genere di composizione. Raffinato e estremamente dettagliato nella prima parte l’uso alterno di suoni ed armonici, fino ad un cambio netto di carattere con la proposta di “variazioni”, utilizzando liberamente le note. Segue ancora un efficace giuoco armonico e melodico tra il pizzicato del contrabbasso e lo staccato del flauto, per terminare in un breve fugato che introduce una sezione in stile contrappuntistico e in un Grave.
Il violino solo è protagonista in Contr’tast, dove sembra individuarsi una sorta di recitativo, nel quale l’arco “canta” con un approccio ricco di pathos mentre le altre tecniche di emissione che producono suoni ’”accompagnano” questo canto a volte rassegnato, a tratti invece quasi ossessivo.
Con Cluster l’atmosfera si fa onirica, tra la cantilena serenamente bucolica dei fiati e il contrabbasso dall’approccio psichedelico. Il fraseggio e le tecniche di emissione del suono dei flauti danno l’impressione del ticchettìo dell’orologio e del movimento meccanico di una macchina. Colpiscono i rapporti sempre molto efficaci tra il suono dei flauti e l’intervento del contrabbasso.
Ricercare è un brano di raro fascino. Questo pezzo presenta una brevissima cellula tematica (tipica del Ricercare) ripetuta a varie altezze, con le combinazioni tecniche compositive e strumentali più disparate.
La composizione dedicata al Trio si apre con un ostinato dalle variazioni sempre più ritmicamente animate. Nel suo sviluppo i suoni s’inseriscono man mano nel tappeto fonico preesistente, suscitando l’impressione visiva di un “colore” che muti gradualmente, quasi un Adagio contemplativo. Dopo un Allegro dal clima “rockeggiante”, molto brillante, si passa ad un fugato a tre che presenta echi di elementi stilistici della musica francese barocca con note puntate e diminuzioni. L’Andante a seguire, richiama inizialmente l’andante arioso di haendeliana memoria. La sua melodia, basata sulla scala minore armonica ci restituisce ancora una volta echi orientali.
I segni del tempo è il brano prescelto per dare il titolo all’intero cd. A questa composizione, più volte premiata in concorsi di respiro internazionale, si addice in particolare il colorito paragone della musica di Francioni ad una “sospensione liquida”, come la definisce lo scrittore e musicologo Alessandro Zignani, nella sua presentazione dedicata al cd.
Tra i Cinque piccoli pezzi nei quali è protagonista la chitarra, dall’ottimo suono e dalla gradevole atmosfera, risalta in particolar modo la Cantilena dal fascino di una arcana melodia, ancor più esaltata dai mordenti in stile vocale popolare meridionale.
Infine Zauberspiegel, dove governa l’uguaglianza armonici = riflessi. Vigoroso è il carattere quasi fiabesco del pezzo, per l’analogia con la nota di bordone di zampogna, ma con chiari aechi orientali, non solo per le scala utilizzata dalla melodia, ma anche per i riferimenti rivolti a strumenti extra-occidentali, grazie all’utilizzo di particolari timbri del contrabbasso.
Proprio a quest’ultimo brano lasciamo il compito di suggellare il clima di magia arcana e spesso insondabile che il suono ed il ricordo condividono come caratteristica fondante. Immaginiamo che il percorso attraverso entrambi questi elementi per Enrico Francioni non sia affatto terminato e che ci siano ancora nuove sperimentazioni sonore sul suo percorso di “eterno curioso del suono”.
Si ringrazia Alberto Pavoni per la consulenza.
Tracks:
01 - Flabrum (flute)
02 - Impulsi (double-bass)
03 - Record'en flans (flute&double-bass)
04 - Contr'tast (violin)
05 - Cluster (flutes&double-bass)
06 - Ricercare (double-bass)
07 - Trio I (vla-cello-db)
08 - Trio II (vla-cello-db)
09 - Trio III (vla-cello-db)
10 - Trio IV (vla-cello-db)
11 - Trio V (vla-cello-db)
12 - I segni del tempo, Calmo (double-bass&harp)
13 - I segni del tempo, Adagio (double-bass&harp)
14 - Cinque piccoli pezzi, Espressivo (guitar)
15 - Cinque piccoli pezzi, Preludio (guitar)
16 - Cinque piccoli pezzi, Fuga (guitar)
17 - Cinque piccoli pezzi, Cantilena (guitar)
18 - Cinque piccoli pezzi, Rondel (guitar)
19 - Zauberspiegel (double-bass)
Musicians:
Enrico Francioni - Double Bass
Pasquale Farinacci - Violin
Aldo Zangheri - Viola
Gabriele Zoffoli - Cello
Patrizia Carciani)- Harp
Francesco Manna - Flute, Ottavino
Aldo Vianello - Guitar