“Cosa c’è di più misterioso della chiarezza ?”. Chiudono così, con una frase di Celan, le note di copertina redate dal pianista milanese Stefano Battaglia a questo album del bassista Giulio Corini, accompagnato in trio da Francesco Bigoni, sax tenore e kalimba, e Nelide Bandello alla batteria. Non entrando nel merito delle stesse, che implicano una corrispondenza semantica tra concetti assai distanti, come quello di semplicità e chiarezza, - l’uno, a parere di chi scrive, può essere una qualità od un aspetto del reciproco, ma non implica per forza l’altro -, mi sovviene alla mente una citazione che ritengo più appropriata, senza negare la fascinosità della sentenza celaniana: “Making the simple complicated is commonplace; making the complicated simple, awesomely simple, that's creativity”, Charles Mingus. Ora, la domanda è: riesce il trio ad esprimere con semplicità i concetti complessi che i titoli delle stesse tracce, “Egittologia”, “Tari bari”, “Wetheimer”, per fare alcuni esempi, termini, nomi o associazioni mentali che presuppongono di per se una riflessione a priori di un certo peso? La notevole perizia tecnica, l’utilizzo di una dinamica espressiva improvvisata ed un atteggiamento mentale di apertura all’insorgenza degli eventi musicali che si susseguono, non sopperisce, purtroppo, ad un evidente pre-elaborazione del materiale, ad una grammatica e logica semantica che non si spinge oltre le barriere delle proprie conoscenze di superficie. Il risultato è un complesso di ottime idee che, però, finiscono per perdersi, al contrario di quello che si dice, a nostro parere, in un groviglio di complicazioni e decontestualizzazioni, a conseguente discapito della comprensione della logica del percorso musicale, della chiarezza complessiva della trama.
La musica è chiarezza, ma la chiarezza non è mai non sense. Ciò non toglie che l’album offra degli spunti interessanti, che un preciso approfondimento degli autori potrà senz’altro portare a migliori frutti.