Che la didattica contrabbassistica abbia visto negli ultimi anni una crescita della propria produzione è sotto gli occhi di tutti quanti, a motivo di un differente approccio metodologico, all'evolversi delle tecniche sullo strumento ed ad un conseguente ampliarsi del repertorio solistico. In quest'ambito possiamo inserire il lavoro del Prof. Michael Wolf, docente presso l'Universität der Künste di Berlino, ed autore del manuale "Principles of Double Bass Techniques", Ed. Schott, recentemente ripubblicato in una nuova edizione. Fin dall'introduzione il Prof. Wolf mostra la sua personale teoria, ovvero che la maggior parte delle qualità essenziali per fare musica sono intuitive ed innate, e che il lavoro dello studente è quello di evolvere le sue capacità fisiche e tecniche per poter esprimere ciò che possiede in natura. Il manuale si presenta come un compendio di tecniche basilari, esposte secondo un approccio testuale e grafico, incentrato più sulla spiegazione e rappresentazione scientifica dei movimenti fisici del corpo umano e dello strumento che sul materiale musicale in senso stretto. Anche se alcune di queste teorie ed esercizi sembrano anche interessanti, e degne di un ulteriore approfondimento, come, per esempio, l'utilizzo delle quattro dita anche nella parte alta della tastiera, oppure l' "esercizio dell'orologio", una domanda nasce spontanea: "ma la musica dov'è ?". In effetti, in tutto il metodo si trovano solo venti estratti di brani, e, anche là dove vengono poste delle note su pentagramma per illustrare alcuni esercizi particolari per specifiche tecniche, esse appaiono così decontestualizzate dalla prassi, che difficilmente lo studente ne può realizzare il significato. In sostanza, anche se interessante per un approccio scientifico che può essere utile per un ulteriore approfondimento dello strumento, personalmente dissento dalla condotta generale di questo manuale, a motivo del fatto che credo che le capacità espressive del musicista siano tutt'altro che innate - ovviamente non si sta discutendo del talento, sul quale potremmo dilungarci per pagine e pagine, ma delle capacità espressive medie -, ma piuttosto siano un cammino che va di pari passo con l'acquisizione del bagaglio tecnico, e che il ruolo dell'insegnante non sia per nulla secondario in ciò, ma debba essere assolutamente improntato alla crescita della coscienza musicale dell'alunno. Per intenderci, e per fare un esempio, si può spiegare il "vibrato" con innumerevoli grafici, e cercare di migliorarne il sound con diversi esercizi, ma quale consapevolezza potrà mai averne il povero studente se non costentualizzandolo nella pratica esecutiva e nelle differenti esigenze di repertorio ? L'insegnamento della musica non può prescindere dall' abilità didattica della trasmissione di un determinato sapere, che non è affatto acquisito, ma è frutto di relazioni intra ed interdisciplinari, di modalità espressive e conoscenze linguistico-grammaticali; la musica, fortunatamente, non può prescindere dalla consapevolezza dell'atto comunicativo...